"Fisco, negli ultimi dodici anni mancati incassi per 500 miliardi. Lotta all'evasione: dal 2000 al 2012 riscontrata evasione per 807,7 miliardi di euro. Incassati solo 69 miliardi."
Dal 2000 al 2012, per distogliere l'attenzione delle masse dei babbei dai reali problemi economici creati dall'Euro e dalle dissennate politiche austere e restrittive, le agenzie che lavorano per le élite al potere, come l'agenzia dell'entrate, hanno emesso ruoli per 807,7 miliardi di euro. Ciò significa che si è montato il rapporto di verifica fino a decidere di dichiarare che l'evasione (che, in quanto evasione, non dovrebbe essere presente e quindi non si dovrebbe sapere come quantificarla se non con stime fantasiose) è stata misurata in oltre 807 miliardi (in dodici anni, cioè, in media, 67 miliardi all'anno).
La somma effettivamente riscossa è di "appena" 69 miliardi, nonostante la pressione fiscale sia al 70 per cento per le aziende e al 50% per i privati; cioè, nonostante le nuove imposte, e nonostante i contribuenti italiani siano continuamente dissanguati dalla sempre più esagerata oppression fiscale, l'ufficio delle entrate lamenta riscossioni inferiori rispetto alle aspettative; eppure il fatto è semplicissimo: se non c'è crescita economica, se non ci sono consumi, la produzione si rallenta e poi si ferma; da ciò discende una conseguenza tanto logica quanto inoppugnabile; si genera meno reddito imponibile. L'economia, quando rallenta, genera meno reddito, per tutti, e quindi meno profitti da tassare; la conseguenza è, ed è sempre stato così, che le entrate dello stato, in modo apparentemente paradossale, diminuiscono con l'aumento della pressione fiscale ogni volta che l'aumento di pressione fiscale contribuisce - come fa - a rallentare la crescita economica, la produzione, la distribuzione, il consumo. Non girano beni, non girano prodotti, non gira denaro, non si produce reddito, si versa di meno all'erario, si versano le ultime gocce di sangue, prima di morire.
Come fanno giornali e TV ad insistere senza pudore sulle idiozie?
Perché i giornalisti sono così imbecilli? E come fanno, quelli che li ingaggiano, a selezionarli così perfettamente imbecilli? Insistono a dire cazzate, come, naturalmente, anche tutti i politici che spingono verso l'obiettivo comune, quello del nuovo ordine mondiale che pare voler avere in Europa uno Stato accentratore con poteri semi-assoluti. Il ruolo degli inetti che in politica cercano di vendere il "più Europa" e il "restiamo nel sistema Euro" è un ruolo meschino, sempre più anime se ne stanno rendendo conto; ma, perlomeno loro sono pagati per continuare a far danni sull'economia e a generare più confusione nell'opinione delle masse. I giornalisti, invece, mi pare, perlomeno molti di loro, e non solo in Italia, mi pare che siano degli idioti naturali e degli spontanei inseguitori di luoghi comuni.
Giornalisti che non mentono
Non mentono, cioè, sono veramente ignoranti e veramente deficienti. Chi gestisce le pubbliche relazioni, se ha interesse a confondere l'opinione delle masse con dei luoghi comuni e delle razionalizzazioni evidentemente false, non deve fare grande fatica. Deve solo assicurarsi di assumere giornalisti idioti. E più sono idioti più li deve far crescere; l'opportunismo esasperato di lecca-culi prostrati come Montanelli, Vespa e Mentana è superato; oggi, serve meno; bastano dei semplici idioti, semi-analfabeti, come Gruber, Travaglio, Fede e tantissimi altri, che maneggiano i luoghi comuni come le scimmie le noci di cocco. E non nominiamo quelli che lavorano per le famiglie capitaliste più rappresentative del padronato estremo, quelli che scrivono sul Corriere della sega, su repubblica o su il sole 24 ore. La sola cosa che riesce più ridicola rispetto alle puttanate che dicono è che c'è ancora una moltitudine di babbei che ci crede e che non ha tempo per leggere saggi ma ha tempo, sempre per rincoglionirsi con i giornali. La carta di giornali, come dice il buon prof. Bagnai, serve per incartare il pesce.
Ora pare che la commissione finanze della camera sia in imbarazzo per via della modesta cifra che lo Stato italiano è riuscito ad esigere con la forza, dissanguando i lavoratori e il risparmio privato, nella cosiddetta "lotta all'evasione". Ma non prova questo che, proprio con la lotta all'evasione, non cava una rapa? Non dimostra forse che le priorità sono altre e che bisogna imparare a leggere i numeri da sinistra a destra e a metterli in ordine decrescente?
LA RISCOSSIONE - Mercoledì il presidente del consiglio Enrico Letta ha sottolineato ancora una volta la propria ignoranza e incompetenza, se non si vuole dire la propria assoluta malafede e disonestà intellettuale, ripetendo quanto sia importante "combattere l'evasione fiscale". "Sarà una lotta senza quartiere" ha minacciato. Una lotta che non consentirà alle agenzie delle entrate di incassare di più ma che certamente contribuirà a demolire ancora di più l'andamento del sistema economico, riducendo ulteriormente la crescita e abbassando ancora di più il reddito pro-capite. Pare una strategia illogica ma lo scopo è proprio questo, pare, a meno che non si voglia immaginare che i burattini alla gestione del potere siano tutti imbecilli come i giornalisti e che chi li manovra non sappia cosa sta facendo. La crisi, tanto più è traumatica e tanto meglio è, serve per determinare grandi mutamenti sociali in meno tempo. Ecco perché taluni grandi, veramente ricchi, investitori, investono sulle crisi, e sui conflitti sociali, e sulle guerre; perché, oltre ad arricchirsi sottraendo a chi ha già di meno, ottengono quei cambiamenti che favoriscono la loro sintesi delirante: quella di tenere schiacciate le altre classi sociali, quelle medie, quelle basse, quelle medio-basse, medio-borghesi, medio-proletarie, tutte, insomma, tutte le classi che non siano "LA classe".
Secondo le tabelle della Commissione finanze, di quegli 807 miliardi, dopo le procedure di contenzioso, arriva a 545 miliardi; di questi, oltre 100 sono riconducibili a soggetti falliti (visto?). Altri 452 miliardi di euro sono riferibili ad "appena" 121.409 grandi debitori. Insomma, alla fine sono riusciti a sottrarre "solo" il 20% di quello che avrebbero voluto prendere.
Il resto delle stupidaggini scritte nell'articolo del Corriere della sega per oggi ce le risparmiamo. Non esiste un modo per far comprendere al più gran numero d'individui la differenza fra i fatti e gli errori. Chi resiste l'oppressione fiscale vive nell'angoscia e nel senso di colpa; chi tenta di tutelare il proprio reddito e il proprio risparmio dai corvi delle agenzie delle entrate è convinto di compiere atti impuri e di agire in modo immorale e illegale. Invece è vero l'opposto. Le agenzie delle entrate non lavorano per il bene della collettività, lavorano per enti privati non statali; gli stati stessi, i loro governi "democratici", non lavorano per il bene della collettività dei cittadini che li hanno eletti, no, essi lavorano per enti privati, per interessi di corporazioni private. Queste corporazioni private monopolizzano i mercati, dominano la finanza, ed hanno una tale influenza sui soggetti pubblici incaricati di gestire gli affari di Stato, che possono rimpiazzarli in qualunque momento. L'uomo politico è costretto a farsi corrompere dalle loro lusinghe, altrimenti perderebbe il posto e si ritroverebbe disoccupato, oltre che sputtanato, quando non, talvolta, ammazzato. Ecco perché bisogna resistere l'oppressione fiscale fino a che non si ottenga perlomeno una tregua fiscale; resistere non è impossibile; lo si può fare apertamente, aderendo alle varie iniziative di attivisti, ovvero, usando gli stessi strumenti legali che usano le élite per gestire i petrodollari, i narcodollari e tutti gli altri n-dollari; costituire una società offshore in un rifugio fiscale, in uno dei cosiddetti paradisi fiscali, dai quali si può lavorare e continuare a produrre ricchezza, in attesa di tempi più onesti.
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