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giovedì 20 giugno 2013

Paradisi fiscali

Paradisi Fiscali: cosa sono i paradisi fiscali?
Cosa s’intende quando si dice: i paradisi fiscali?
I paradisi fiscali: miti dei paradisi fiscali e malintesi.
L’espressione paradisi fiscali viene utilizzata disinvoltamente da anni per contraddistinguere in modo generico paesi e giurisdizioni, spesso dotati di un apparato normativo e procedurale leggero e funzionale, in cui vengono tutelati alcuni principi essenziali per l’economia aziendale e per il commercio in generale. Esempi di tali principi sono:

il rispetto del segreto bancario,
la libera iniziativa d’impresa,
il contenimento dell’imposizione fiscale entro limiti sostenibili,
l’importanza di un impianto giuridico rapido ed efficiente,
la tutela dei diritti civili e delle libertà individuali (sanciti e spesso trascurati da molte delle costituzioni occidentali),
il rispetto della libertà di stampa,
la tutela del patrimonio privato.

Paradisi fiscali e trilioni in petrodollari
E i paradisi fiscali sono proprio quei luoghi benedetti dalla fortuna dove per decadi sono transitati trilioni di dollari e di petrodollari per conto delle corporazioni multinazionali delle quali i governi occidentali non si lamentano quasi mai (e guai a loro se si azzardano a farlo).
Erario rapace e inibizione della politica economica
Il primo principio sul quale si basa il malinteso sui paradisi fiscali è proprio questo: i governi occidentali, prendiamo ad esempio alcuni di quelli europei e quelli italiani, assieme ai loro apparati erariali, si dimenano senza sosta nel vano tentativo di giustificare la rapacità dei loro provvedimenti da una parte e la loro strutturale incompetenza dall’altra; ed allora inventano miti.

I miti e i luoghi comuni da mettere in bocca ai superficiali
Uno dei miti di facilissima condivisione è che i paradisi fiscali facciano una politica contraria al loro interesse, in quanto favoriscono la fuga di capitali all’estero e l’evasione fiscale o l’elusione fiscale. L’Italia è un paese che vive di miti e in cui i moralisti sono tali e talmente tanti da far nascere il sentimento moralista un po’ in tutti, in generale, come fosse una funzione reattiva conseguente le tediose pretese di buone maniere delle quali tutti gli italiani amano far sfoggio.
Paradisi fiscali e oppressione fiscale
La scelta moralista di alimentare il mito (mito secondo il quale i paradisi fiscali sarebbero fra le cause principali che generano la “necessità” di una sempre crescente oppressione fiscale) distoglie l’attenzione dalle cause reali di tale dichiarata e presunta “necessità”; rafforza il mito secondo il quale i governi a fiscalità rapace sono contrari all’attività dei paradisi fiscali; aiuta a rendere la pillola della medicina austera meno amara e ancora più “necessaria” (perché “è sempre per colpa di quelli più furbi che….Se a me tocca pagare più imposte è perché qualcun altro non le ha pagate...”).
La lotta all'evasione fiscale è un'altra farsa
Non corrisponde a verità quindi il preconcetto secondo il quale alcuni paesi si sbattono, politicamente, contro i paradisi fiscali poiché tali paradisi fiscali favoriscono comportamenti che danneggiano alcuni Stati a vantaggio d’altri. I flussi di trilioni di dollari e di petrodollari che transitano da decenni nelle impenetrabili banche dei cosiddetti paradisi fiscali rientrano nelle manovre, e fra gli interessi inconfessabili, delle corporazioni multinazionali; quelli non vengono menzionati. Quelli nessuno li tocca e le loro attività di riciclaggio vengono sistematicamente legalizzate a livello internazionale.
La ghigliottina fiscale itailana
Pe quanto riguarda il cittadino italiano della classe media, la sua condanna alla ghigliottina fiscale è ineluttabile e ciò si deve:
A) ad alcune manovre poco avvedute dei governi italiani che si sono succeduti dal dopoguerra in poi, passandosi le consegne dei rispettivi stati di avanzamento del lavoro di unificazione europea, di smantellamento dell'industria nazionale e di cessione della sovranità monetaria;

B) alla tutela degli interessi di alcune corporazioni tenute da famiglie privilegiate che dominano la politica della banca centrale europea e, conseguentemente, il destino monetario dei malcapitati paesi della zona EURO.
Il fenomeno del capital flight
Perciò i paradisi fiscali non rientrano affatto nei problemi dell’erario e non sono certo i paradisi fiscali le cause che hanno determinato le sofferenze di questi ultimi anni in Italia e nel mondo. La fuga di capitali all’estero (capital flight) è un fenomeno un po’ più complesso di quanto possa apparire dalla sua definizione, soprattutto se associata ai miti dei paradisi fiscali.

È l'evasione fiscale un problema per lo Stato e per i cittadini?
L’evasione fiscale è un problema per l’erario, certo, ma non è assolutamente una piaga per il paese; non lo è di sicuro se confrontato con altri fatti della vita che non trovano con quel fenomeno alcun metro di paragone (vedi: unione monetaria europea, EURO, la declinazione del lavoro precario, la politica dissennata della banca centrale europea, la sregolata speculazione finanziaria negli USA).
L'aritmetica elementare della spesa pubblica e delle entrate erariali
E poi, se anche fosse ammissibile che l’evasione fiscale e l’elusione fiscale, favoriti dalla possibilità per gli imprenditori di costituire società offshore in paradisi fiscali, costituissero un fattore numericamente rilevante per gli equilibri dell’economia, anche fosse ammissibile la possibilità tecnica di far pagare “a tutti le tasse come dovrebbero“, non ci sarebbe mai la risposta aritmetica al problema del debito pubblico e del disavanzo del Bilancio dello Stato dovuto alla preponderante e sovrana spesa pubblica dello Stato, a prescindere che sia dotato o meno di autonomia monetaria. I paradisi fiscali non hanno niente a che vedere con questo dilemma, perché si tratta esclusivamente di un problema aritmetico elementare. Le più elementari regole di aritmetica impongono chiaro agli animi semplici e onesti che non è possibile (e non è mai stato aritmeticamente possibile) pagare la spesa pubblica con le entrate erariali. Infatti, anche se le entrate del fisco fossero comprensive di tutto ciò che i contribuenti “devono” cedere all’erario, anche se fosse possibile eliminare completamente l’elusione fiscale, l’evasione fiscale e la libertà migratoria di imprese che costituiscono società offshore in paradisi fiscali, non si potrebbe pagare neppure la metà della spesa pubblica.

Le imposte non sono né necessarie né sufficienti a pagare la spesa pubblica
La cosa buffa di questo mito paradossale sui paradisi fiscali è che le imposte non solo non sono sufficienti a pagare la spesa pubblica ma non sono neppure necessarie. La funzione delle imposte e delle tasse non è quella di coprire la spesa pubblica; l’idea di imporre questa nozione impossibile, è cioè la novella dello Stato, nemmeno più Stato sovrano, che deve tagliare la spesa pubblica e i servizi sociali, che deve risparmiare per pagare la spesa pubblica, e che spreme i contribuenti perché non ci riesce, è contraria alle logiche della scienza delle finanze ed è una simpatica invenzione delle moderne élite al potere in Europa; esse si burlano del lavoro di uomini ed imprese facendo leva su paradossali meccanismi di propaganda che non avrebbero mai funzionato 25-35 anni prima. E ci sono ragioni anche di questo.
Le penose e vergognose misure d'austerità sono una tragica burla
Dalla demolizione del mito dei paradisi fiscali che favorirebbero l’evasione fiscale, da cui deriverebbe il conseguente maggiorato carico di imposta a spese dei contribuenti più onesti, più monitorati e più diligenti, discendono conseguenti parecchi interrogativi. Per esempio, se non è vero che l’evasione fiscale, l’elusione fiscale, le società offshore e i paradisi fiscali sono fra le cause principali dell’aumentata tensione ed oppressione fiscale di questi ultimi 50 anni, se non è vero che le penose e vergognose misure di austerità imposte dalle élite al potere (che gestiscono la politica europea e la banca centrale europea) sono sufficienti e necessarie per pagare la spesa pubblica, perché questo mito viene continuamente riproposto da tutte le fonti d’informazione privilegiate? Le risposte sono molteplici e variegate, purtroppo; ma le prime due sono queste:
1) perché gran parte di economisti e politici con incarichi in posizioni chiave del potere non hanno proprio neppure la più pallida idea di come funziona il sistema monetario, di quanto possa influenzare l’economia e che cosa siano gli interventi basici risolutivi di politica economica e di politica monetaria;
2) alcune famiglie privilegiate hanno interesse ad alimentare questo mito per continuare ad imporre indebitamento e regime di austerità ai cittadini contribuenti della classe media e alle aziende contribuenti della piccola e media impresa in Italia e in Europa. Le corporazioni multinazionali sono assolutamente tenute fuori dai dibattimenti circa questo problema e, anzi, sono proprio alcune di esse ad averlo determinato e ad alimentarlo.
Non intravedendo soluzioni politiche nel breve periodo, molti lavoratori e imprenditori onesti, uomini di buona volontà, vituperati da un sistema a tagliola senza via d’uscita (che in sostanza si appropria indebitamente e impunemente del loro sudato risparmio) cercano soluzioni al di fuori di ciò che si presenta nella giurisdizione del territorio di residenza; fra le quali vie di sopravvivenza è certamente da considerare per buona la costituzione di società offshore in paradisi fiscali.


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